mercoledì 25 marzo 2026

CELEBRAZIONE DEL 20° DI ORDINAZIONE DIACONALE


Il giorno 19 Marzo 2026, Solennità di San Giuseppe, è ricorso il 20° anniversario dell’Ordinazione diaconale di don Lorenzo Costanzo e di don Pasquale Saviano. 

I due diaconi permanenti frattesi nella serata dello stesso giorno hanno partecipato, nella Basilica Pontificia di San Sossio, alla Concelebrazione per il Giubileo sacerdotale (50 anni) di mons. Sossio Rossi parroco della Basilica.

Nella serata di due giorni dopo, sabato 22 marzo, don Lorenzo e don Pasquale hanno ringraziato il Signore durante la Santa Messa serotina celebrata in Santa Caterina di Grumo Nevano da padre Nunzio Ammirati ofm, che ricordava il 38° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Si è proclamato il Vangelo della Risurrezione di Lazzaro (Gv 11, 1-45).



A conclusione della Eucaristia celebrata nella Chiesa Francescana di Grumo Nevano, i due diaconi sono stati invitati ad una testimonianza personale condivisa nell’Assemblea.

Di seguito vengono presentate le tracce scritte delle due testimonianze.


La testimonianza di don Pasquale Saviano

Sia lodato Gesù Cristo !

Gesù dice a Marta: “Io sono la risurrezione e la vita…”;

e commosso si avvia al sepolcro per chiamare alla vita l’amico Lazzaro morto da 4 giorni.

Chiunque crede in lui non morirà in eterno; chi ascolta la sua voce uscirà dalle tenebre del peccato e vivrà nella beatitudine promessa dal Signore; sarà santo come Lui è santo.

E’ questo il senso della vocazione cristana; della chiamata al sacerdozio, della chiamata al diaconato e di ogni altra vocazione personale ed eccclesiale.

La celebrazione eucaristica, a cui tutti i credenti siamo chiamati a partecipare, questa sera assume un particolare significato di ringraziamento per il 38° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Frate Nunzio parroco, e per il 20° anniversario di ordinazione diaconale di Lorenzo e Pasquale.

Sono anniversari che narrano una storia vocazionale ed un cammino ministeriale; ed oggi il loro ricordo, compreso quello degli anni 90 del secolo scorso che mi lega a frate Nunzio custode del Convento di Sant’Antonio di Teano, si intreccia nel luogo comune di questa Chiesa francescana dedicata a Santa Caterina.

Lorenzo ed io, ordinati insieme dal vescovo Mario Milano il 19 Marzo del 2006 nella Basilica Pontificia di san Sossio a Fratta, siamo invitati ad una breve testimonianza personale circa la nostra vocazione e il nostro ministero diaconale.

Personalmente amo definirmi “Diacono di Santa Madre Chiesa”, evidenziando il carattere ecclesiale del ministero personale. Al servizio della Chiesa e della comunità dei Fratelli e delle Sorelle. Un sentimento che mi accompagna fin dalla giovane età in ogni esperienza della mia vita, da quella familiare a quella professionale, e a quella relazionale di amicizia e della testimonianza cristiana.

Per il mio Ministero prediligo l’esempio di alcuni Santi Diaconi:

Santo Stefano protomartire, Diacono di Gerusalemme, figura di Ministro dell’Evangelizzazione

San Lorenzo martire, Diacono di Roma, figura del Ministro della Carità

San Sossio martire, Diacono di Miseno, figura di Ministro della Chiesa Locale

San Francesco d’Assisi, Diacono della Fraternità Universale, figura del Ministro del Vangelo.



La testimonianza di don Lorenzo Costanzo

DIACONATO

Il diaconato rappresenta una vocazione di servizio ricca e diversificata all’interno della Chiesa cattolica. Con un impegno equilibrato tra liturgia, evangelizzazione e carità, il diacono permanente svolge un ruolo fondamentale nel sostenere e rafforzare la vita della comunità parrocchiale. La sua presenza è un segno visibile dell’amore e del servizio di Cristo per il mondo, incarnando la missione della Chiesa di portare la buona novella a tutti, specialmente ai più bisognosi. Esso è una dei tre gradi del sacramento dell’ordine nella Chiesa cattolica, insieme al sacerdozio e all’episcopato. Ripristinato dal Concilio Vaticano II, il diaconato permanente è stato ristabilito nella Chiesa dopo secoli di assenza come ministero specifico e autonomo. Il Diacono è chiamato a vivere la triplice dimensione del ministero diaconale: il servizio della Parola, della liturgia e della carità. Il diaconato ha origini antiche, risalenti ai primi tempi del cristianesimo. Gli Atti degli Apostoli (6,1-6) raccontano come i primi sette diaconi furono scelti per assistere gli apostoli, concentrandosi sull’amministrazione di beni e sul servizio ai poveri.

Come diacono della Chiesa cattolica, sento la responsabilità del mio ministero come servizio al Popolo di Dio. Ma proprio in questo servizio, avverto ogni giorno quanto sia necessario lasciarmi interrogare, correggere, rinnovare.

Nelle nostre comunità cristiane, ciascuno è chiamato ad essere segno vivo dell’amore di Dio. Ma non sempre ci riusciamo.

E così mi chiedo, e chiedo anche a Voi:

1-Quante volte, anche senza volerlo, hai spento un entusiasmo invece di alimentarlo?

2- Quante volte hai frenato un’iniziativa perché non partiva da te?
3- Quante volte hai dimenticato che la Chiesa non è fatta per risplendere da soli, ma per brillare insieme?

«A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7)

L’altro non è un rivale, ma un fratello. La sua luce non toglie nulla alla mia. La sua voce può completare la mia. La sua presenza può essere un dono, anche quando mi mette alla prova. Ma per riconoscerlo, devo disarmare il mio cuore, lasciare da parte il bisogno di primeggiare, e scegliere ogni giorno di camminare con gli altri, non davanti a loro.

Mi domando:

So ancora gioire sinceramente per i doni altrui? So lasciarmi sorprendere dallo Spirito che soffia dove vuole? Oppure tutto deve passare da me?

«Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,30)

È una parola dura, ma liberante. Mi ricorda che non sono io il centro. Che non servo per ricevere gratificazioni, ma per rendere gloria a Dio. Che la mia vocazione è essere ponte, non traguardo.

E allora comprendo: nessuna attività pastorale, nessuna iniziativa ecclesiale è mia.
Tutto ciò che faccio dev’essere frutto di comunione, risultato di un ascolto reciproco, non di una decisione presa da solo. Anche il progetto più bello, se nasce in solitudine, rischia di diventare sterile. Anche il servizio più generoso, se non condiviso, può trasformarsi in motivo di divisione.

«Ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso» (Fil 2,3)

E io? So ascoltare davvero?
So fare un passo indietro?
So rinunciare a qualcosa di mio per un bene più grande?

So accettare che se una cosa che ho fatto non è stata riconosciuta, non è un’ingiustizia… ma forse è semplicemente il Vangelo, che si realizza nel nascondimento?

Mi rendo conto che la comunione non è una strategia pastorale, ma una scelta di santità.

È smettere di dire  “questo è il mio compito”, e iniziare a dire: “questo è il nostro cammino”.

È lasciarsi aiutare, anche quando costa.
È riconoscere che l’altro, quando non mi capisce o mi supera, non mi toglie qualcosa…
forse mi sta portando in braccio, quando io non ho più forza. E allora mi fermo. Non per accusare gli altri, ma per guardarmi dentro.

Signore, sto dando più spazio a Te o al mio ego?

Le scelte che faccio sono realmente frutto di ascolto e di comunione?
So gioire per il bene della Chiesa anche se non porta il mio nome”?

«Tutti i fedeli, in forza della rigenerazione in Cristo, hanno la dignità di figli di Dio e la corresponsabilità nella missione della Chiesa»(CCC 871).

Prima di chiedere che qualcosa cambi fuori, scelgo di cambiare dentro. Chiedo perdono per le volte in cui ho rallentato il passo degli altri, invece di sostenerli.
Per quando ho costruito muri, invece di ponti. Per quando ho voluto essere ammirato, più che essere servo.

«Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene…» (Mt 7,5)

E ora, con lo sguardo fisso su Cristo Servo (diacono del Padre), lasciamoci tutti provocare:

Essere diacono, nella Chiesa,
non è un onore da difendere, ma una vita da donare giorno dopo giorno, in silenzio, dove spesso nessuno guarda. Essere diacono è incarnare il Vangelo, stare negli interstizi delle relazioni, accogliere chi è ai margini, custodire la comunione con mani nude e cuore ferito.

È chinarsi ogni giorno perché altri possano rialzarsi.
È fare spazio, anche quando costa.
È servire, anche quando nessuno ringrazia.
È tacere, per lasciare che parli la voce di chi non è ascoltato.
È camminare dietro, per sostenere chi rischia di restare indietro.
È gioire quando qualcuno prende il volo, anche se quel volo non porta il nostro nome.
È benedire la crescita dell’altro, anche quando la nostra resta nascosta. Essere diacono è fare il bene,
anche se nessuno lo vede, sapendo che il solo vedere la comunità crescere, guarire, camminare…è già ricompensa. È già Vangelo.

E se ciò che ho fatto con amore non viene gratificato, non per questo l’altro è un mio rivale.
Forse, proprio quell’altro, mi sta portando in braccio quando io non ho più forze.
Forse è la carezza di Dio sulle mie fatiche, quel gesto silenzioso che consola più di mille parole.

Perché nella Chiesa nessuno si salva da solo e nessuno cammina da solo. Tutti portiamo e siamo portati.
Tutti serviamo e siamo serviti. Tutti costruiamo, anche quando non vediamo l’opera finita.

E allora, fratelli e sorelle, scegliamo ogni giorno di dare ali, non di spezzarle.
Scegliamo di essere servi, non padroni delle cose sacre.
Scegliamo di costruire comunione, anche quando costa fatica, tempo, umiliazione.

Solo così
il nostro ministero sarà davvero fedele,
il nostro servizio sarà davvero fecondo,
il nostro cammino sarà davvero Vangelo.


Preghiera del diacono per la comunione

Signore Gesù, Servo per amore,


insegnami a servire senza impormi,


a sostenere senza controllare,


a costruire senza escludere.

Fammi custode della comunione,


non con le parole, ma con le scelte quotidiane.

Donami un cuore umile, che sa ascoltare,


una mente libera, che sa accogliere,


e mani aperte, che sanno accompagnare.

Liberami dalla paura di non contare,


dall’ansia di decidere da solo,


dal desiderio di piacere più che di amare.

Fa’ che ogni attività che vivo


sia segno di comunione,


e ogni scelta sia frutto dello Spirito


che parla nella voce dei fratelli.

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.


Amen.