mercoledì 25 marzo 2026

CELEBRAZIONE DEL 20° DI ORDINAZIONE DIACONALE


Il giorno 19 Marzo 2026, Solennità di San Giuseppe, è ricorso il 20° anniversario dell’Ordinazione diaconale di don Lorenzo Costanzo e di don Pasquale Saviano. 

I due diaconi permanenti frattesi nella serata dello stesso giorno hanno partecipato, nella Basilica Pontificia di San Sossio, alla Concelebrazione per il Giubileo sacerdotale (50 anni) di mons. Sossio Rossi parroco della Basilica.

Nella serata di due giorni dopo, sabato 22 marzo, don Lorenzo e don Pasquale hanno ringraziato il Signore durante la Santa Messa serotina celebrata in Santa Caterina di Grumo Nevano da padre Nunzio Ammirati ofm, che ricordava il 38° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Si è proclamato il Vangelo della Risurrezione di Lazzaro (Gv 11, 1-45).



A conclusione della Eucaristia celebrata nella Chiesa Francescana di Grumo Nevano, i due diaconi sono stati invitati ad una testimonianza personale condivisa nell’Assemblea.

Di seguito vengono presentate le tracce scritte delle due testimonianze.


La testimonianza di don Pasquale Saviano

Sia lodato Gesù Cristo !

Gesù dice a Marta: “Io sono la risurrezione e la vita…”;

e commosso si avvia al sepolcro per chiamare alla vita l’amico Lazzaro morto da 4 giorni.

Chiunque crede in lui non morirà in eterno; chi ascolta la sua voce uscirà dalle tenebre del peccato e vivrà nella beatitudine promessa dal Signore; sarà santo come Lui è santo.

E’ questo il senso della vocazione cristana; della chiamata al sacerdozio, della chiamata al diaconato e di ogni altra vocazione personale ed eccclesiale.

La celebrazione eucaristica, a cui tutti i credenti siamo chiamati a partecipare, questa sera assume un particolare significato di ringraziamento per il 38° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Frate Nunzio parroco, e per il 20° anniversario di ordinazione diaconale di Lorenzo e Pasquale.

Sono anniversari che narrano una storia vocazionale ed un cammino ministeriale; ed oggi il loro ricordo, compreso quello degli anni 90 del secolo scorso che mi lega a frate Nunzio custode del Convento di Sant’Antonio di Teano, si intreccia nel luogo comune di questa Chiesa francescana dedicata a Santa Caterina.

Lorenzo ed io, ordinati insieme dal vescovo Mario Milano il 19 Marzo del 2006 nella Basilica Pontificia di san Sossio a Fratta, siamo invitati ad una breve testimonianza personale circa la nostra vocazione e il nostro ministero diaconale.

Personalmente amo definirmi “Diacono di Santa Madre Chiesa”, evidenziando il carattere ecclesiale del ministero personale. Al servizio della Chiesa e della comunità dei Fratelli e delle Sorelle. Un sentimento che mi accompagna fin dalla giovane età in ogni esperienza della mia vita, da quella familiare a quella professionale, e a quella relazionale di amicizia e della testimonianza cristiana.

Per il mio Ministero prediligo l’esempio di alcuni Santi Diaconi:

Santo Stefano protomartire, Diacono di Gerusalemme, figura di Ministro dell’Evangelizzazione

San Lorenzo martire, Diacono di Roma, figura del Ministro della Carità

San Sossio martire, Diacono di Miseno, figura di Ministro della Chiesa Locale

San Francesco d’Assisi, Diacono della Fraternità Universale, figura del Ministro del Vangelo.



La testimonianza di don Lorenzo Costanzo

DIACONATO

Il diaconato rappresenta una vocazione di servizio ricca e diversificata all’interno della Chiesa cattolica. Con un impegno equilibrato tra liturgia, evangelizzazione e carità, il diacono permanente svolge un ruolo fondamentale nel sostenere e rafforzare la vita della comunità parrocchiale. La sua presenza è un segno visibile dell’amore e del servizio di Cristo per il mondo, incarnando la missione della Chiesa di portare la buona novella a tutti, specialmente ai più bisognosi. Esso è una dei tre gradi del sacramento dell’ordine nella Chiesa cattolica, insieme al sacerdozio e all’episcopato. Ripristinato dal Concilio Vaticano II, il diaconato permanente è stato ristabilito nella Chiesa dopo secoli di assenza come ministero specifico e autonomo. Il Diacono è chiamato a vivere la triplice dimensione del ministero diaconale: il servizio della Parola, della liturgia e della carità. Il diaconato ha origini antiche, risalenti ai primi tempi del cristianesimo. Gli Atti degli Apostoli (6,1-6) raccontano come i primi sette diaconi furono scelti per assistere gli apostoli, concentrandosi sull’amministrazione di beni e sul servizio ai poveri.

Come diacono della Chiesa cattolica, sento la responsabilità del mio ministero come servizio al Popolo di Dio. Ma proprio in questo servizio, avverto ogni giorno quanto sia necessario lasciarmi interrogare, correggere, rinnovare.

Nelle nostre comunità cristiane, ciascuno è chiamato ad essere segno vivo dell’amore di Dio. Ma non sempre ci riusciamo.

E così mi chiedo, e chiedo anche a Voi:

1-Quante volte, anche senza volerlo, hai spento un entusiasmo invece di alimentarlo?

2- Quante volte hai frenato un’iniziativa perché non partiva da te?
3- Quante volte hai dimenticato che la Chiesa non è fatta per risplendere da soli, ma per brillare insieme?

«A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7)

L’altro non è un rivale, ma un fratello. La sua luce non toglie nulla alla mia. La sua voce può completare la mia. La sua presenza può essere un dono, anche quando mi mette alla prova. Ma per riconoscerlo, devo disarmare il mio cuore, lasciare da parte il bisogno di primeggiare, e scegliere ogni giorno di camminare con gli altri, non davanti a loro.

Mi domando:

So ancora gioire sinceramente per i doni altrui? So lasciarmi sorprendere dallo Spirito che soffia dove vuole? Oppure tutto deve passare da me?

«Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,30)

È una parola dura, ma liberante. Mi ricorda che non sono io il centro. Che non servo per ricevere gratificazioni, ma per rendere gloria a Dio. Che la mia vocazione è essere ponte, non traguardo.

E allora comprendo: nessuna attività pastorale, nessuna iniziativa ecclesiale è mia.
Tutto ciò che faccio dev’essere frutto di comunione, risultato di un ascolto reciproco, non di una decisione presa da solo. Anche il progetto più bello, se nasce in solitudine, rischia di diventare sterile. Anche il servizio più generoso, se non condiviso, può trasformarsi in motivo di divisione.

«Ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso» (Fil 2,3)

E io? So ascoltare davvero?
So fare un passo indietro?
So rinunciare a qualcosa di mio per un bene più grande?

So accettare che se una cosa che ho fatto non è stata riconosciuta, non è un’ingiustizia… ma forse è semplicemente il Vangelo, che si realizza nel nascondimento?

Mi rendo conto che la comunione non è una strategia pastorale, ma una scelta di santità.

È smettere di dire  “questo è il mio compito”, e iniziare a dire: “questo è il nostro cammino”.

È lasciarsi aiutare, anche quando costa.
È riconoscere che l’altro, quando non mi capisce o mi supera, non mi toglie qualcosa…
forse mi sta portando in braccio, quando io non ho più forza. E allora mi fermo. Non per accusare gli altri, ma per guardarmi dentro.

Signore, sto dando più spazio a Te o al mio ego?

Le scelte che faccio sono realmente frutto di ascolto e di comunione?
So gioire per il bene della Chiesa anche se non porta il mio nome”?

«Tutti i fedeli, in forza della rigenerazione in Cristo, hanno la dignità di figli di Dio e la corresponsabilità nella missione della Chiesa»(CCC 871).

Prima di chiedere che qualcosa cambi fuori, scelgo di cambiare dentro. Chiedo perdono per le volte in cui ho rallentato il passo degli altri, invece di sostenerli.
Per quando ho costruito muri, invece di ponti. Per quando ho voluto essere ammirato, più che essere servo.

«Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene…» (Mt 7,5)

E ora, con lo sguardo fisso su Cristo Servo (diacono del Padre), lasciamoci tutti provocare:

Essere diacono, nella Chiesa,
non è un onore da difendere, ma una vita da donare giorno dopo giorno, in silenzio, dove spesso nessuno guarda. Essere diacono è incarnare il Vangelo, stare negli interstizi delle relazioni, accogliere chi è ai margini, custodire la comunione con mani nude e cuore ferito.

È chinarsi ogni giorno perché altri possano rialzarsi.
È fare spazio, anche quando costa.
È servire, anche quando nessuno ringrazia.
È tacere, per lasciare che parli la voce di chi non è ascoltato.
È camminare dietro, per sostenere chi rischia di restare indietro.
È gioire quando qualcuno prende il volo, anche se quel volo non porta il nostro nome.
È benedire la crescita dell’altro, anche quando la nostra resta nascosta. Essere diacono è fare il bene,
anche se nessuno lo vede, sapendo che il solo vedere la comunità crescere, guarire, camminare…è già ricompensa. È già Vangelo.

E se ciò che ho fatto con amore non viene gratificato, non per questo l’altro è un mio rivale.
Forse, proprio quell’altro, mi sta portando in braccio quando io non ho più forze.
Forse è la carezza di Dio sulle mie fatiche, quel gesto silenzioso che consola più di mille parole.

Perché nella Chiesa nessuno si salva da solo e nessuno cammina da solo. Tutti portiamo e siamo portati.
Tutti serviamo e siamo serviti. Tutti costruiamo, anche quando non vediamo l’opera finita.

E allora, fratelli e sorelle, scegliamo ogni giorno di dare ali, non di spezzarle.
Scegliamo di essere servi, non padroni delle cose sacre.
Scegliamo di costruire comunione, anche quando costa fatica, tempo, umiliazione.

Solo così
il nostro ministero sarà davvero fedele,
il nostro servizio sarà davvero fecondo,
il nostro cammino sarà davvero Vangelo.


Preghiera del diacono per la comunione

Signore Gesù, Servo per amore,


insegnami a servire senza impormi,


a sostenere senza controllare,


a costruire senza escludere.

Fammi custode della comunione,


non con le parole, ma con le scelte quotidiane.

Donami un cuore umile, che sa ascoltare,


una mente libera, che sa accogliere,


e mani aperte, che sanno accompagnare.

Liberami dalla paura di non contare,


dall’ansia di decidere da solo,


dal desiderio di piacere più che di amare.

Fa’ che ogni attività che vivo


sia segno di comunione,


e ogni scelta sia frutto dello Spirito


che parla nella voce dei fratelli.

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.


Amen.


martedì 21 ottobre 2025

ESERCIZI SPIRITUALI DI OTTOBRE 2025


Sull’antico sentiero campestre che a partire da Mugnano del Cardinale si inerpica tra i monti del Partenio in direzione del Santuario di Montevergine, ove esisteva un tempo una villa romana e poi una chiesa paleocristiana dedicata ai Santi Pietro e Paolo, sorge il complesso di San Pietro a Cesarano.

Dalla fine del ‘600 l’edificio ha assunto la configurazione dell’eremo ed è stato destinato alla residenza monastica e religiosa educativa.

Dal 1969 esso fa parte della Mensa Vescovile di Aversa, grazie alla acquisizione del Vescovo Antonio Cece che lo destinò alla colonia estiva del Seminario diocesano. Oggi San Pietro a Cesarano si denomina Villa San Pietro ed è sede del Centro Pastorale Giovanni Paolo II, dedicato alla ospitalità comunitaria, agli eventi congressuali ecclesiali e ai ritiri spirituali della Chiesa Aversana.

In questo luogo posto nel silenzio a mezza costa della montagna che guarda sulla valle nolana e l’orizzonte del Vesuvio, si sono tenuti gli Esercizi Spirituali dei Diaconi Permanenti della Diocesi di Aversa, dal 9 al 12 ottobre 2025. Gli Esercizi sono stati ispirati al tema dell’Anno Pastorale Diocesano: Per questo motivo ti ricordi di ravvivare il dono di Dio, che è in te” (2 Tm 1,6). Essi sono stati organizzati da don Maurizio Palmieri, Direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi e Delegato Episcopale per il Diaconato Permanente, e sono stati guidati da don Antonio Migliaccio, giovane sacerdote studioso di Diritto Canonico e Collaboratore alla Parrocchia Santi Filippo e Giacomo di Aversa.

Hanno collaborato per l’accoglienza e la mensa le suore dell’Ordo Virginum, coaudiuvate dal personale di cucina e delle pulizie.

Leggiamo la Relazione di Rocco Pellecchia, diacono permanente della Parrocchia di San Rocco di Frattamaggiore, cha ha partecipato agli Esecizi Spirituali.


Dal 9 al 12 ottobre c.a. si sono tenuti presso il “Centro Pastorale Giovanni Paolo II” di Mugnano del Cardinale gli Esercizi Spirituali di noi diaconi della diocesi di Aversa - alcuni confratelli erano accompagnati dalle rispettive mogli - seguiti dal nostro formatore don Maurizio Palmieri e guidati dal relatore don Antonio Migliaccio.



Gli esercizi spirituali, come ben sappiamo, sono un percorso che mira a rafforzare la fede e a mettere un po' d’ordine nella nostra vita attraverso la riflessione, la preghiera e la meditazione sviluppate con le “regole” di Sant’Ignazio; in particolare gli esercizi riguardano la prima settimana, dedicata al “discernimento degli spiriti”, quelli sullo Spirito buono e quelli sullo Spirito cattivo. Quest’ultimo è quello che sotto mentite spoglie gira e rigira intorno a noi cercando di fare breccia nella nostra anima per potervi entrare. Lavorando nell’oscurità, è quello che più di ogni altra cosa vuole che evitiamo di fare un’esperienza della misericordia di Dio essendo noi peccatori. 



Abbiamo letto e poi ci siamo soffermati su alcuni brani dell’antico testamento, come ad esempio dal 1° libro dei Re, in particolare la storia del Re Salomone e tutto quello che ne è conseguito; come anche dal Profeta Ezechiele cap. 16,1-26. Il brano che ha avuto più “risonanza”, perché più di qualcuno ha poi relazionato, è stato certamente quello del Profeta Geremia cap. 18,1-6 riguardante la missione divina data a Geremia; ossia quella di scendere nella bottega di un vasaio per osservare l’opera dell’artigiano con l’argilla, simbolo di come Dio modella il popolo d’Israele e come in ogni tempo ha modellato tutti noi. Congiuntamente ai brani dell’antico Testamento ci siamo soffermati su quelli tratti dai Vangeli, come ad esempio quello di Mt 6,25-33, di Gv 17,1-25, di Mc 6,30-32. E tanto altro ancora. Di quest’ultima esperienza di esercizi spirituali che ho fatto, concludo dicendo che l’Uomo essendo un peccatore cerca di rimediare attraverso la preghiera a un incontro personale con il Signore chiedendogli un dialogo. Lo cerca e lo trova soprattutto attraverso le Sacre Scritture, e così gli parla come se parlasse ad un amico; e quei passi del Vangeli che abbiamo letto, ci hanno colpito nel profondo dei nostri cuori più del solito, forse perché la Parola condividendola e pregando in quel luogo di silenzio l’abbiamo più sentita e fatta nostra, l’abbiamo gustataperché il pregare non è altro che aprire la porta e lasciar entrare Dio.

                                                                  Diacono Rocco Pellecchia

giovedì 10 ottobre 2019

Presentazione del calendario 2019-2020


La passione per il Vangelo e per l’uomo, che caratterizza il magistero del nostro Vescovo, ci entusiasma e ci da sprone a vivere il nostro Ministero mossi da “ragioni appassionanti”, dalla “gioia del Vangelo”, superando quelle che sentiamo come “fatiche missionarie” … sollecitati ad entrare in dialogo con l’umanità annunziando speranza e condivisione di cammino nella ricerca di ciò che veramente è vita per l’uomo aperto alla presenza di Dio”.
Accogliamo e viviamo con gioia gli incontri di formazione e di spiritualità come momenti di grazia, per crescere nella conoscenza e nell’affetto reciproco, consapevoli che è la prima testimonianza che dobbiamo a tutta la Comunità.
                                                                                                                                   don Maurizio


Il Vescovo Angelo Spinillo apre l’Anno Pastorale 2019-2020


Nel corso dell’Assemblea di apertura del nuovo anno pastorale, S.E. Il vescovo Angelo Spinillo ha illustrato le linee diocesane, in riferimento agli Orientamenti Pastorali ed Ecclesiali dell’ultimo decennio e proponendo orizzonti di missionarietà, di dialogo e di creatività pastorale per la Chiesa di Aversa.
Oltre all’ascolto della parola del Pastore, i partecipanti al Convegno hanno avuto a disposizione il testo della lettera che leggiamo di seguito e che è resa disponibile anche sul portale della Diocesi.

Anno Pastorale 2019-2020: 
Convegno introduttivo

E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di annunciare che Gesù è il Cristo” (At 5,42)

Carissimi confratelli Sacerdoti e Diaconi, Religiosi e Religiose, Seminaristi, voi tutti, fratelli e sorelle,
eccoci all’annuale appuntamento che ci convoca all’inizio del nuovo anno pastorale per metterci in sintonia con tutta la comunità diocesana e prendere il passo giusto, e progredire verso il regno di Dio camminando insieme con la Chiesa, con i fratelli e le sorelle con cui condividiamo la luce del Vangelo e la grazia della salvezza.
Anzitutto vi prego di accogliere la mia fraterna gratitudine per la vostra presenza qui, questa sera nella nostra chiesa cattedrale, e più ancora per la vostra generosa disponibilità a vivere ogni giorno nella fede, nella speranza e nella carità, ad offrire con gioia la vostra testimonianza e la vostra partecipazione all’apostolato, alla vita ed alla missione della Chiesa.
Grazie a tutti per essere qui, insieme, in comunione fraterna, come “popolo di Dio”, popolo che cammina con Lui e vive la luce della sua volontà nelle vicende della storia del mondo. La vostra presenza è testimonianza di zelo nell’apostolato, di disponibilità alla missione, di gioioso entusiasmo nell’aderire e nell’annunziare il Vangelo, nel desiderio di crescere e maturare nella vita di fede per spezzare il pane della carità con l’intera umanità.
Come ho avuto modo di dire sabato scorso nella celebrazione di ordinazione diaconale di cinque nostri fratelli, siamo qui, gioiosamente presenti e consapevoli di essere “gli invitati” dalla misericordia del Signore a vivere seguendo Gesù, affascinati dalla luce del suo Vangelo, nella Chiesa e con la Chiesa tutta, con la Chiesa cattolica, aperta all’universale. Grazie, fratelli e sorelle, per aver accolto l’invito del Signore e della Chiesa: accogliere un invito è segno di attenzione a Colui che invita, che ci chiama, è segno di reale apertura, di sincero ascolto e di vero incontro con la sua presenza.
Molte volte, negli ultimi anni, abbiamo ripetuto che, per la crescita della nostra vita di fede e per la verità della nostra carità è importantissimo educarci all’ascolto della parola di Dio e all’insegnamento della Chiesa. Ricordo che nell’omelia della Messa crismale del 2018, invitai tutti a considerare che “Insieme all’ascolto della parola di Dio” è necessario un “un più attento ascolto della parola che ci viene ordinariamente rivolta dalla Chiesa, dalla Chiesa universale e, spesso più direttamente, dalla Chiesa locale. Credo, infatti, di poter dire che chi vive con autenticità e fiducia la parola di Dio sarà attento ad accogliere anche la parola della Chiesa, e che chi ascolta veramente la parola del Padre saprà riconoscere il suo amore anche nella parola del fratello. Potremmo dire, ancora, che se chi ascolta la parola di Dio accoglie Dio stesso e partecipa della sua vita, ugualmente chi ascolta la parola della Chiesa accoglie la Chiesa e vive pienamente in essa e con essa”.
Non mi stancherò di ripetere che abbiamo tanto bisogno di educarci a questo atteggiamento di ascolto, ovvero a vivere con attenzione alla parola di Dio e con fiducia nell’insegnamento della Chiesa. Questo ci renderà capaci di essere veramente liberi nell’obbedienza, come il Cristo, il Figlio all'amore del Padre. Questo ci aiuterà ad essere maturi nel vivere la fede, perché solo se saremo maturi nella fede potremo essere sereni servitori del Vangelo, generosi e liberi come figli, autentici ministri della carità. Questo ci aiuterà a vivere nel respiro ampio, universale, della Chiesa, e non ristretti negli spazi angusti, e assolutamente soggettivi, dei nostri modi di pensare, di giudicare e di agire.
Non ci meravigli il riconoscere il bisogno, direi l’urgenza di proporre all’intera comunità cristiana, e quindi anche alla nostra Chiesa locale, un significativo e continuo percorso di educazione alla fede. La fede non è una dottrina che si impara e si utilizza per raggiungere un qualche obiettivo, la fede è vita in continuo fermento di crescita, come il lievito, di cui Gesù ha parlato nel Vangelo. Per questo la Chiesa ha sempre vissuto come in una costante tensione formativa, e in ogni epoca, in modi ed in forme diverse, ha sollecitato i cristiani a guardare al Maestro per accoglierne gli insegnamenti e modellare la propria storia vivendola in comunione con Lui. Questo è ciò che in tempi recenti abbiamo indicato con l'espressione “formazione permanente. La tensione alla formazione alla vita di fede è richiesta dal continuo evolversi delle situazioni, delle opportunità e delle domande che la nostra stessa umanità genera a sé stessa nel corso del suo cammino nella storia e, soprattutto, perché il Maestro, il Cristo Signore è sempre vivo ed è sempre oltre le conoscenze e le forme acquisite dagli uomini, ed è Lui il Verbo, la parola del Dio vivente che chiama l’uomo ad alzare lo sguardo, ad aprire il cuore, ad incontrare la verità, a cercare il regno di Dio che è sempre più grande dei nostri pensieri ed è sempre più avanti delle nostre vedute.
L’importanza di un vitale percorso educativo “per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”, è stata richiamata lo scorso 12 settembre dal nostro Santo Padre Francesco che ha sentito l’esigenza di convocare a Roma, per il prossimo 14 maggio 2020, i rappresentanti delle principali religioni del mondo, degli organismi internazionali e delle istituzioni umanitarie, accademiche ed economiche, politiche e culturali per un momento di intenso dialogo sul tema: “Ricostruire il patto educativo globale”.
Già nel 2008, Papa Benedetto XVI aveva scritto una lettera alla Diocesi ed alla città di Roma circa il “compito urgente dell’educazione”, ed aveva parlato di una grande “emergenza educativa”, di “un’atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana”. A fronte di queste difficoltà vissute dalla società umana, il Papa invitava ad avere fiducia nella possibilità di educare, di dialogare tra le generazioni, per condividere, con tutti e con ciascuno, la speranza nell’incontro con la verità, ed un vero cammino verso il bene.
In questa prospettiva, nel 2010 la Chiesa Italiana si diede delle linee di orientamento pastorale per il decennio 2010-2020, intitolandole “Educare alla vita buona del Vangelo” e osservando che ci si trova in una fase della storia in cui “Le persone fanno sempre più fatica a dare un senso profondo all’esistenza. Ne sono sintomi il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo, il desiderio insaziabile di possesso e di consumo, la ricerca del sesso slegato dall’affettività e dallimpegno di vita, l’ansia e la paura, l’incapacità di sperare, il diffondersi dell’infelicità e della depressione. Il mito dell’uomo che si fa da sé finisce con il separare la persona dalle proprie radici e dagli altri”. (CVMC 9).
Dalle parole dei Papi e dei Vescovi appare evidente la preoccupazione, che poi è di tutte le componenti della società umana circa la possibilità di sviluppare un cammino educativo. Personalmente credo che la crisi nella capacità di educare, la difficoltà a sviluppare un sereno dialogo tra le diverse generazioni e tra le varie presenze che compongono una società sia il segno più evidente della crisi della stessa società umana. Si dice spesso che ciò sia causato da una mancanza di valori comuni e, di conseguenza, dal non avere riferimenti condivisi. A tanti, oggi, giustamente sembra che in questo nostro tempo l’affermazione e il senso della libertà di ciascun individuo sia proclamato e vissuto come un confuso senso di assoluta autonomia e di relativa indifferenza rispetto a tutto e a tutti.
Di fronte agli squilibri causati dalla lacerazione di antiche e naturali alleanze tra le diverse generazioni, tra ciascuna delle singole persone umane ed il tessuto sociale nel quale e per il quale si vive, l’iniziativa di Papa Francesco, pur consapevole della fatica necessaria, ha voluto invitare il mondo “a promuovere insieme e attivare attraverso un comune patto educativo, quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo”. Non a caso il Papa ha voluto citare l’antico proverbio della saggezza africana che dice che per educare un bambino è necessario un intero villaggio. Qui non si tratta di negare la possibilità di cambiamenti nelle modalità di vita degli uomini nel tempo e nelle sempre nuove situazioni della vita del mondo, ma piuttosto di riconoscere e reimparare ad essere tutti attenti sempre e partecipi del cammino della vita comune. “Ogni cambiamento, però, dice Papa Francesco, ha bisogno di un cammino educativo che coinvolga tutti. Per questo è necessario costruire “un villaggio dell’educazione” dove, nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte. In un simile villaggio è più facile un’alleanza tra tutte le componenti della persona, tra lo studio e la vita, tra le generazioni… tra gli abitanti della Terra e la “casa comune” alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana, nonché di dialogo tra le religioni”. Educazione, insomma, non può essere più il semplice trasmettere conoscenze o regole da usare nella vita che i più adulti, in forza dell’esperienza acquisita nel tempo, possono insegnare ai più giovani; educazione, oggi, deve poter significare impegno nella propria crescita personale, desiderio di camminare, di conoscere, di dialogare con onestà e libertà da ogni pregiudizio o interesse, di partecipare con fedeltà a testimoniare la ricerca del giusto e del bello per la vita dell’umanità. Se, come aveva detto Papa Benedetto XVI alla Diocesi di Roma nel 2007: “alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita”, con le parole di Papa Francesco, ancora al convegno diocesano di Roma del 2016, possiamo dire che: “Nei sogni dei nostri anziani molte volte risiede la possibilità che i nostri giovani abbiano nuove visioni, abbiano nuovamente un futuro”. Come dire che solo chi ha sogni grandi di vita, di giustizia, di bellezza, di verità, di bontà e cerca di viverli testimoniando la sua speranza con coerenza nelle relazioni con gli altri uomini e nel cammino quotidiano, educando se stesso sarà capace di educare altri, sarà veramente partecipe di quel villaggio in cui si percorre la strada della condivisione di pensieri e di fatica, di speranza e di attenzione generosa alla vita ed alla verità.

Il cammino proposto per questo decennio
Ricordiamo anzitutto che, in questi anni, come Diocesi, per la consapevolezza di dover dare attenzione all’educazione e portare la luce del Cristo Signore nella concretezza del vissuto quotidiano delle nostre comunità, ci siamo lasciati guidare dagli Orientamenti Pastorali Educare alla vita buona del Vangelo, e ci siamo proposti un percorso di educazione al vivere la fede, la speranza e la carità nella quotidianità di quei “Percorsi di vita buona” che ci erano stati indicati come ambiti del vivere dell’umanità del nostro tempo: Lavoro e festa; Cittadinanza; Affettività; Fragilità; Tradizione.
Anche il tempo santo del Giubileo della misericordia lo abbiamo vissuto come un tempo ed un’esperienza forte di educazione e di formazione ad essere “misericordiosi come il Padre” (Lc 6,36), riconoscendo che la più importante e la più urgente delle nostre necessità era, e rimane, l’imparare il perdono: è il perdono da imparare a donare fraternamente gli uni agli altri, e, ancor più, per una vera crescita di umanità e di vita buona, il perdono da imparare a chiedere. Educarsi a chiedere il perdono è il più efficace atto di fede; infatti solo chi si educa a chiedere il perdono potrà riconoscere la presenza dell’altro davanti a sé, potrà riconoscere la presenza di Dio e la presenza degli uomini ed aprirsi al dialogo con verità, come il Figlio prodigo di cui ci parla Gesù nel Vangelo.
Successivamente, sulla scia del Convegno ecclesiale del 2015, tenutosi a Firenze, sul tema dell’attenzione ad un nuovo umanesimo modellato sul Cristo Signore, abbiamo cercato di educarci a coniugare i verbi “uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare” per educarci a vivere il rapporto con la vita dell’umanità alla maniera di Gesù, ovvero ponendo attenzione alle incertezze e ai disorientamenti dell’umanità e sviluppando una presenza capace di annunciare e di coinvolgere, per educarci a far maturare l’umano aprendolo al divino, alla vita buona del Vangelo. Affascinati dal versetto del salmo 145,4 “Una generazione narra all’altra” abbiamo, per così dire sintetizzato il discorso sulla necessità di formazione permanente e sulla disponibilità alla missione intesa come il vivere in ogni situazione con la consapevolezza di essere chiamati alla grazia di Dio e mandati a condividerla con i fratelli.

Anno pastorale 2019-2020
Se è vero, come insegnava il Santo Papa Paolo VI, che “quando la Chiesa prende coscienza di sé diventa missionaria”, siamo chiamati a comunicare il Vangelo al mondo vivendo una creatività gioiosa di azione di incontro con l’umanità tutta. Per questo, ancora abbiamo bisogno di educarci a pensare e ad agire in modo nuovo nella nostra vita di carità e di fraternità. Il Vangelo ci narra che tutti coloro che incontravano Gesù, poi andavano, anzi, correvano con gioia ed entusiasmo grande, a raccontare quell’incontro, a portare il “lieto annunzio” a tanti altri fratelli. Questo, ci auguriamo, possa essere lo stile, l’atteggiamento ordinario in cui la nostra Chiesa potrà vivere in questo territorio.
Papa Francesco ci invita continuamente ad essere “Chiesa in uscita”, Comunità di credenti consapevole del dono grande della vocazione ad essere con Gesù e desiderosa di andare incontro all’umanità per offrire a tutti e condividere con tutti la salvezza. In questa prospettiva dovremo essere ancora più attenti, in tutti gli ambiti di vita ecclesiale e dell’azione pastorale, a rinnovare quanto già viviamo e ad aprire strade nuove per l’evangelizzazione. La sensibilità pastorale alla missione, accolta da noi come una grazia, deve essere coltivata come una missione a vivere la Chiesa anzitutto al suo interno. Si, noi siamo mandati a vivere, come figli in comunione con il Padre, nella fraternità che ci fa attenti alla vita degli altri fratelli e sorelle che vivono e camminano con noi. Allo stesso modo e con entusiasmo saremo desiderosi di andare incontro a chi è meno presente nella realtà della comunità ecclesiale. Questo significa educarci a liberare il nostro animo da quello che il Papa chiama “il grigio pragmatismo della vita quotidiana della chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità” (Eg 83), ed invece a vivere la gioiosa speranza che “La nostra fede è sfidata ad intravedere il vino in cui l’acqua può essere trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo alla zizzania” (Eg 84).
Il santo, spiega ancora Papa Francesco in Gaudete et exultate, non spreca le sue energie lamentandosi degli errori altrui evita la violenza verbale che distrugge e maltratta” e, cita, poi, le parole di San Giovanni della Croce: “Rallegrandoti del bene degli altri come se fosse tuo vincerai il male con il bene, caccerai lontano da te il demonio e ne ricaverai gioia di spirito” (Gee 116-117).
È in questo atteggiamento che vive un autentico spirito missionario.
A questo spirito missionario vogliamo dare particolare attenzione ed educarci in questo anno sviluppando con entusiasmo i diversi tempi e momenti dell’anno pastorale.
Come tutti sappiamo, ricorre in questo anno il centenario della Lettera apostolica “Maximum illud” con la quale, all’indomani della conclusione del drammatico conflitto, che per la prima volta fu detto mondiale, il Papa Benedetto XV volle rilanciare l’azione missionaria della Chiesa fondandola sull’universalità della chiamata alla salvezza. Come Chiesa diocesana di Aversa vorremo cogliere questa ricorrenza per dare un’impronta missionaria ad ogni nostra attività pastorale, sia all’interno della comunità ecclesiale che nel nostro aprirci al dialogo con le realtà della vita sociale del nostro tempo. Ancora Papa Francesco ha scritto: “La Lettera apostolica Maximum illud aveva esortato, con spirito profetico e franchezza evangelica, a uscire dai confini delle nazioni, per testimoniare la volontà salvifica di Dio attraverso la missione universale della Chiesa. L’approssimarsi del suo centenario sia di stimolo a superare la tentazione ricorrente che si nasconde dietro ad ogni introversione ecclesiale, ad ogni chiusura autoreferenziale nei propri confini sicuri, ad ogni forma di pessimismo pastorale, ad ogni sterile nostalgia del passato, per aprirci invece alla novità gioiosa del Vangelo. Anche in questi nostri tempi, dilaniati dalle tragedie della guerra e insidiati dalla triste volontà di accentuare le differenze e fomentare gli scontri, la Buona Notizia che in Gesù il perdono vince il peccato, la vita sconfigge la morte e l’amore vince il timore sia portata a tutti con rinnovato ardore e infonda fiducia e speranza”.

Certamente, aldilà delle attività proposte in maniera particolare per il mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alla preghiera ed alla sensibilizzazione alle opere missionarie, la speciale memoria di questo centenario ci aiuterà a purificare la nostra azione pastorale, a dare rinnovato entusiasmo e slancio alle motivazioni del nostro vivere la Chiesa e che ci spingono alla missione. Nell’ascolto vivo della parola di Dio potremo educarci e far maturare in noi, nella nostra comunità ecclesiale, quelle “ragioni appassionanti”, che scaturiscono dalla gioia del Vangelo, e che sole potranno dare slancio missionario ad ogni nostra attività pastorale.
Per questo in questo nuovo anno vorremo ancora celebrare con attenzione le giornate che coinvolgono tutti i credenti in un dialogo che, assumendo come proprie le più grosse problematiche della vita del mondo, ci sollecitano ad entrare in dialogo con l’umanità annunziando speranza e condivisione di cammino nella ricerca di ciò che veramente è vita per l’uomo aperto alla presenza di Dio. Oserei dire che nelle nostre comunità parrocchiali, nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti, persino nei comitati-festa, dovremmo pensare e programmare le giornate “per la custodia del creato”, “dei poveri”, della “vita”, alla “Festa dei popoli” con la stessa intensità con cui organizziamo i momenti di festa o di celebrazioni tradizionalmente consolidate. Credo che possiamo considerare queste giornate come un momento intenso di catechesi applicata alla concretezza delle situazioni che si vivono quotidianamente, come un momento di formazione spirituale per educarci a leggere anche la vita contemporanea nell’orizzonte della salvezza e della comunione con la volontà del nostro Dio, e, quindi, anche di missionarietà, di creatività pastorale vissuta nel dialogo con l’umanità e con le sue domande di vita. Queste giornate potranno offrire a tutti degli ampi spazi di partecipazione e di condivisione fraterna nella carità. Come potete, almeno in parte, vedere, già tante sono le attività proposte e di questo ringrazio di cuore tutti gli organismi della nostra vita diocesana, dal Seminario alle Parrocchie, dagli Uffici pastorali e amministrativi della Curia alle diverse forme di aggregazione, soprattutto dei laici. Continuiamo ad accogliere con attenzione e amicizia i ragazzi ed i giovani, gli sposi, coloro che sono alla ricerca di attenzione e coloro che sentono di poterla offrire, i consacrati/e ed i missionari/e. Incoraggiamo, sviluppiamo e, se necessario, riprendiamo, il dialogo e la tensione pastorale e missionaria, condividiamo la gioia di essere salvati perché chiamati a vivere nell’amore di Dio che il Cristo è venuto a donare a noi. Il Signore che ci ha chiamati, ci aiuti a maturare sempre più in quella libertà che supera ogni confine ed ogni limite, che non si ferma per qualche incomprensione o tristezza, ma che guarda sempre oltre, più avanti, capace di valorizzare tutto, anche gli ostacoli e le difficoltà, per progredire nella vita vera, nella luminosa bellezza dell’amore di Dio.

Permettetemi, a mo’ di augurio, di concludere ancora con le parole di Papa Francesco: “Se camminate insieme, giovani e anziani, potremo essere ben radicati nel presente e da questa posizione, frequentare il passato e il futuro: frequentare il passato, per imparare dalla storia e per guarire le ferite che a volte ci condizionano; frequentare il futuro, per alimentare l’entusiasmo, far germogliare i sogni, suscitare profezie, far fiorire le speranze. In questo modo, uniti, potremo imparare gli uni dagli altri, riscaldare i cuori, ispirare le nostre menti con la luce del Vangelo e dare nuova forza alle nostre mani” (Christus vivit 199).



mercoledì 20 marzo 2019

Diaconato: Programma della Giornata Regionale 2019


"Il Diacono e la sua missione nella Chiesa, dalla comunione al servizio" è il titolo della relazione che il presidente della Cei, monsignor Gualtiero Bassetti terrà sabato 23 marzo, presso il Santuario della Madonna dell'Arco a Sant'Anastasia, in occasione della Giornata regionale dei diaconi permanenti.


giovedì 25 ottobre 2018

Esercizi Spirituali di Ottobre 2018


Nella splendida cornice di Villa “San Pietro a Cesarano” di Mugnano del Cardinale, dal 12 al 14 ottobre u.s. si è svolto il secondo turno di esercizi spirituali per i Diaconi permanenti della Chiesa di Aversa.
Il delegato del Vescovo, don Maurizio Palmieri, ha presieduto agli esercizi, guidati sapientemente da don Gaetano Rosiello, parroco della comunità di Santa Maria a Piazza in Aversa.
Il Presbitero dotato di grande carisma e straordinaria conoscenza della Parola, ha incentrato gli Esercizi sul tema della diaconia, partendo dalla chiamata di Matteo e soffermandosi sui verbi densi di significato per il tema trattato: seguire, servire e testimoniare.
Don Gaetano ha profondamente interessato i diaconi presenti sui temi più significativi del loro ministero, citando esempi pregnanti relativi alla propria esperienza di  vita, di  preghiera e di  studio, con richiami frequenti alla situazioni pratiche della vita dei diaconi con riferimento alla famiglia, al servizio diaconale, alla missione tra gli ultimi; lo stesso, si è servito della propria conoscenza dei testi sacri per fornire spunti di riflessione e di invito ad una più ampia ed approfondita  conoscenza della Parola e del significato delle azioni liturgiche.
Arricchiti dalla celebrazione giornaliera della santa Messa, dalle Lodi, dai Vespri e dall’adorazione eucaristica, i tre giorni di Esercizi si sono svolti in una atmosfera di grande spiritualità e fraternità per la comunione ed il clima di cordialità creatosi tra i partecipanti.
I momenti conviviali vissuti in grande cordialità, sono serviti ad unire i rapporti esistenti tra i fratelli e prima del riposo notturno, pur conservando il necessario raccoglimento, tutti i partecipanti si sono incontrati per condividere esperienze personali sul tema della preghiera e approfondire gli spunti di meditazione presentati nella giornata.
Questo tempo di grazia è stato da tutti accolto con grande giubilo, e tutti hanno elevato lodi di ringraziamento al Signore Dio Onnipotente, Padre di tutti, per il dono ricevuto.
Vincenzo Vitale


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